Taglio parlamentari: un referendum confermativo voluto da chi?

Come ormai tutti sapremo, il prossimo 20 e 21 settembre, saremo chiamati ad esprimerci in merito al taglio dei parlamentari tramite referendum confermativo. Il voto, in un primo momento, era in programma per la data del 29 marzo scorso ma è stato rinviato a causa dell’emergenza covid19. Il quesito che gli elettori si troveranno a leggere all’interno della cabina elettorale è il seguente:

Approvate il testo della legge costituzionale concernente”Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019?

Fonte: https://dait.interno.gov.it/elezioni/speciale-referendum

Chi risponderà ‘SI’ al quesito, quindi, confermerà quanto votato in Parlamento. Chi voterà ‘NO’ rigetterà la misura. Nel caso di referendum confermativo, come in questo caso, non è richiesto quorum.

Nel referendum confermativo, detto anche costituzionale o sospensivo, si prescinde dal quorum, ossia si procede al conteggio dei voti validamente espressi indipendentemente se abbia partecipato o meno alla consultazione la maggioranza degli aventi diritto, a differenza pertanto da quanto avviene nel referendum abrogativo.

https://www1.interno.gov.it/
Taglio parlamentari

Taglio parlamentari: le modifiche alla Costituzione della Riforma Fraccaro

Come ci ricorda un articolo di Repubblica dell’8 ottobre 2019, la Riforma Fraccaro è stata approvata con 553 voti. A favore le forze di maggioranza (Movimento 5 Stelle, LeU, PD e Italia Viva) e le forze di opposizione (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia). Sostanzialmente, qualora venisse confermato il taglio dei parlamentari dai risultati delle urne, verrebbero modificati alcuni articoli della Costituzione. Nello specifico parliamo degli articoli 56-57-59 del testo costituzionale che riguardano il numero dei membri dei due rami del Parlamento, Camera e Senato, e la nomina dei Senatori a vita da parte del Presidente della Repubblica.
Come ampiamente descritto nei vari servizi andati in onda in tv nelle ultime settimane, con il taglio dei parlamentari aumenta il rapporto tra singolo rappresentante e cittadini. Si passerà, infatti,

per la Camera dei deputati, a 1 deputato per 151.210 abitanti, mentre oggi era 1 per 96.006 abitanti. Al Senato si passa a 1 senatore per 302.420 abitanti, mentre oggi era 1 ogni 188.424 abitanti.

https://www.repubblica.it

Fronte del ‘NO’ e del ‘SI’

L’obiettivo di questo articolo, al di là della sperata funzione di servizio pubblico, ha l’obiettivo di riflettere sui due fronti: del ‘SI’ e del ‘NO’.
Abbiamo già visto quali sono state le forze che hanno approvato in Parlamento il testo di riforma, forze che adesso sembrano fare un passo indietro. O perlomeno la sensazione è che questa riforma la vogliano, ma non troppo.
Il fronte del ‘NO’ va ad ingrossare costantemente il numero dei suoi seguaci anche tra quelli che la riforma l’hanno approvata, quello del ‘SI’ sembra avere paura di se stesso. Del ‘mostro’ che ha creato. L’argomentazione più utilizzata per criticare la riforma sta nel fatto che non sia stata inserita all’interno di un quadro di riforma più ampio. Viene da chiedersi, da elettore, chi davvero abbia voluto questo voto. Era solo uno spot pubblicitario per il proprio partito o questo taglio lo si voleva fare davvero?

Maggioranza e opposizione temono la vittoria del SI?

Come previsto dall’art. 138 della Costituzione, la revisione costituzionale deve essere approvata da entrambi i rami del Parlamento, sul medesimo testo, in due differenti votazioni a distanza di almeno tre mesi l’una dall’altra. Come un articolo di Formiche.net ci ricorda:

Nelle prime due votazioni della prima deliberazione, e nella prima votazione (al Senato) della seconda deliberazione, la riforma è stata approvata da M5S, Lega e Fratelli d’Italia. Partito Democratico e LeU hanno invece votato contro tre volte su tre. Nella quarta ed ultima votazione alla Camera (seconda votazione della seconda deliberazione), hanno votato tutti a favore, anche Partito Democratico, ItaliaViva e LeU.

Insomma, adesso le destre, che hanno votato la riforma assieme alla maggioranza si tengono ai limiti della neutralità. Stesso atteggiamento di ‘neutralità’ da parte di Italia Viva. I rappresentanti di LeU adesso sono, di fatto, per il ‘NO’, il PD fa campagna per il ‘SI’ con l’atteggiamento di chi dice una cosa ma ne pensa un’altra. Tant’è che la direzione è stata convocata il 7 settembre per definire, a 15 giorni dal voto, la posizione ufficiale del partito nei confronti del referendum. Il M5S, come il PD, sembra temere se stessa. La domanda sorge spontanea: c’era bisogno di spendere circa 300 milioni di euro per una riforma a cui non credono nemmeno coloro che l’hanno votata in Parlamento?

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